Le Caratteristiche di un Coaching Efficace

Coaching sul Lavoro

19 luglio 2013

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Donna con una bolla di pensiero di Vera Kratochvil

Il coaching è un aspetto sempre più importante per la crescita professionale e delle capacità di lavoro mentale per manager e dirigenti e per chiunque stia cercando una svolta positiva nella propria carriera. Anche le aziende possono rivolgersi a un coach per potenziare i propri dipendenti. Ma quali sono le componenti essenziali di un coaching efficace?

Innanzitutto è bene tenere a mente che il coaching è diverso dalla formazione. Mentre la formazione riguarda semplicemente nuovi skills nelle competenze, il coaching lavoro su altro: sulle abilità personali, sulla capacità di un manager di associare alla sua persona quei cambiamenti comportamentali adatti alla crescita professionale. E questa crescita non sarà comunque aleatoria ma potrà essere misurata dai coach attraverso un percorso studiato. A differenza della formazione, che da delle risposte e delle soluzioni, il coaching non da delle risposte, ma aiuta a scoprirle. Aiuta a capire fin dove può arrivare il soggetto con le proprie capacità.

Esistono una serie di caratteristiche di base che devono essere presenti affinché un coaching possa avere le basi per un successo. Andiamo a guardarle insieme.

Fiducia da parte del cliente

Il ruolo previsto dal coaching dovrà essere pre-accordato e concordato con il cliente, così come gli obiettivi di avanzamento che si vorrebbero raggiungere. Bisogna impostare il rapporto facendo in modo che sia il cliente a chiedere l’aiuto del coach, piuttosto che il contrario. L’intero rapporto non deve essere una forzatura imposta dal coach, ma un sostegno cercato.

Il coach non controlla le azioni del cliente

Il coach non prende le decisioni del suo assistito. Non controlla le sue relazioni, le sue azioni e le sue decisioni all’interno delle sue attività. Al massimo, un manager può chiedere una sorta di partnership nelle scelte di crescita personale, ma è sempre quest’ultimo a dover prendere le proprie decisioni finali su ogni situazione. Sono le conoscenze, le competenze e l’efficacia comunicativa di un coach ad avere impatto sulle sue decisioni, che rimangono in ogni caso del tutto autonome.

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Morguefile Image

Il coach deve dire sempre la verità

Un manager va più di frequente alla ricerca di risposte nel momento in cui è incerto sul come gestire determinate situazioni o nel mirare alla propria crescita, dunque in questi casi delicati è molto più probabile che facciano delle domande difficili. Spesso il manager conosce già la risposta e cerca il dialogo con il coach per rassicurazioni e conferme. E non è detto che debba essere la stessa che pensate. Confermare le risposte è il modo corretto di agire per rafforzare l’autostima del manager. Quando il coach non conosce la risposta alle domande del manager, è giusto dire che non la conosce e che è disponibile a scoprirla insieme, piuttosto che dare un cattivo consiglio. Infatti in quel caso si rischierebbe di rovinare la propria credibilità.

Ascoltare per aiutare a sviluppare soluzioni proprie

Nel coaching è fondamentale la capacità di ascolto e di comunicazione. È decisivo riuscire a comprendere le esigenze specifiche del cliente ed ogni situazione può rappresentare un caso a sé stante. Si deve prestare attenzione anche a ciò che “non si dice” ma che presenta rilevanza, come gli atti di comunicazione non verbali: l’espressione del viso, il linguaggio del corpo, gli sguardi, i gesti e i movimenti, il tono della voce. Tutti elementi che aiutano a capire ciò che si sta chiedendo. Una volta capito, è sufficiente una funzione di indirizzo, perché molto spesso le persone sanno qual è la cosa giusta da fare, bisogna solo aiutarle a far sì che queste decisioni vengano fuori e vengano attuate.

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